Cortesie per gli ospiti

Quando hai ospiti a casa, di quelli attesi che accogli per la prima volta, ti viene da nascondere le imperfezioni e rimediare al disordine. Togli le cose di troppo e fai splendere il lavello del bagno.
Ma quando al tuo ospite devi riservare una città intera e non solo quattro mura, le cose si complicano. Anche se quella città é quanto di più vicino esista a ciò che chiameresti “casa”.
Non ti aiuteranno l’anticalcare né la tovaglia buona, tutto ciò che puoi fare é selezionare i luoghi, organizzare i tempi, e sperare che l’ospite gradisca.
Poi succede che in quella città-casa ti ci trovi talmente a tuo agio da dimenticare i timori, i programmi e le mappe, succede che prendi l’ospite per mano e lo trascini per le strade più belle, gli regali gli scorci migliori e le sfogliatelle frolle, i caffé più prelibati, il cielo più limpido e pure l’odore di mare. Lo rapisci con grandi sorrisi e racconti che dimenticherà presto, ma quando ride di gusto e dice che é tutto bello e sorprendente, a te basta per sentirti felice.
Poi arriva il tempo di andare, smettere, lasciare. Il tempo della distanza, dello “spero che la giornata ti sia piaciuta”, il tempo dei posti meno belli e degli abbracci meno caldi.
È il tempo dell’imperfezione: dei capelli che hanno perso la piega, della matita sciolta, del correttore che ormai non corregge più. E tu ti senti imbarazzata e un po’ a disagio, e speri che l’ultima immagine che il tuo ospite conserverà non sia quella di una piazza sporca e delle tue occhiaie.

Mi sono vergognata di piazza Garibaldi e delle pieghe della mia camicia, del suo degrado e della mia stanchezza.
Poi mi sono accorta che nessuna di noi due é abituata all’ordine, alla perfezione, alla coerenza, che siamo fatte di contrasti ed errori, di una tristezza appassionata e di una bellezza struggente.
Io e Napoli siamo spesso maltrattate e date per scontate, siamo imperfette, indefinite e sospese.
Io e Napoli sappiamo da dove veniamo ma non sappiamo dove andare.

Trovate questo post su Extravesuviana – il collettivo di chi si sente fuori, provinciale, periferico. Se hai una storia da raccontarci inviacela a extravesuviana@gmail.com

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