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Ho attraversato uno per uno i luoghi della provincia, me li sono lasciati scorrere di fianco mentre qualcun altro teneva in equilibrio un mostro meccanico sui binari.
Li ho attraversati senza guardarli, chiacchierando con occhi che da anni conoscono i miei toni ironici, la mia seduta scomposta e la mia voce squillante.
Nel frattempo, a quegli occhi, parlavo di luoghi lontani un bel po’ di chilometri, di altri climi e altri fusi orari, di megalopoli tentacolari in cui nonostante le distanze restiamo sempre noi stessi.
Il ragazzo che sedeva poco più in là ascoltava timidamente i miei discorsi sarcastici ed entusiasti, si avvicinava per sentire meglio e poi sorrideva di sbieco.
Mi piace quando la gente mi ascolta, quando la gente mi ascolta e sorride. Mi sembra un motivo valido per raccontare storie.
E così racconto ancora, lanciando di tanto in tanto qualche occhiata complice. Racconto di tutto, anche quello che non c’è, ma non sono bugie perché qualcuno mi ascolta mentre la provincia ci scorre di fianco, e sorride. Mi sembra un motivo valido per raccontare storie.

[Potete trovare questo post anche su Extravesuviana]

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