Seigennaioduemiladieci.

Il giorno della befana a casa mia era meraviglioso e io non mi sarei voluta svegliare da un’altra parte per nulla al mondo.
Andavo a letto prima e rimanevo sveglia per ore sotto le coperte, perché ero in ansia.
“Ma secondo te esiste veramente?” ci consultavamo da un letto all’altro: la risposta alla fine era sempre sì e se sentivamo rumori non ci azzardavamo ad alzarci perché “ok, sono mamma e papà… ma se fosse davvero la Befana?”.
E mi alzavo presto per la frenesia e la curiosità, anche se il giorno dopo sapevo di dover tornare a scuola.

C’era il carbone accanto al cuscino: lo stretto necessario per farmi preoccupare un po’.
Ma poi c’era tutto un sentiero di caramelle e monete di cioccolato che partiva dai nostri letti nella cameretta e portava fino al camino. E c’erano due bambini che facevano a gara a chi li raccoglieva prima e si precipitavano in cucina.
C’era la poltrona a sinistra, tutta per me, sommersa di calze e di giocattoli, e di vestiti nuovi e quaderni colorati e dolci e cerchietti e videocassette dell’ultimo cartone Disney.
C’erano gli urletti di felicità e l’entusiasmo dei desideri che si realizzano, le mani che rovistano avidamente e le braccia che non ce la fanno a contenere tutti i regali.
C’erano le occhiatacce alla poltrona destra e gli immancabili litigi perché “nella sua calza c’è un Duplo in più, non è giusto!”.  E quella volta che io ero in ospedale non è stata per niente la stessa cosa. Perché se non è 6 gennaio se non si reclama e si scambia un pacchetto di wafer con un Kinder Cereali.
C’era la gioia di tornare a scuola il giorno dopo per il solo gusto di dichiarare orgogliosamente il numero di calze ricevute, sempre superiore agli altri.

C’era una me che non c’è più e una gioia che non somigliava a nessun altra gioia.
C’era una letterina tutta per me, piena di frasi dolci e raccomandazioni premurose che mi faceva commuovere, che mi faceva sentire speciale, che mi faceva sentire la migliore Giada a cui la Befana avesse portato i regali.

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Una risposta a “

  1. Dei, mi ha commosso questo tuo post. Giuro, ho le lacrime agli occhi.

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