«Avevo mai amato Big o era solo dipendenza da dolore?
Lo squisito dolore di volere qualcuno inaccessibile.»
-C. B.-

Essere dannatamente single offre l’invidiabile opportunità di effettuare indagini socio-antropologiche di non trascurabile entità.
Si osserva tutto e tutti da un’ottica differente, si fa attenzione a particolari che prima sfuggivano, perché troppo presi dallo sguardo luminoso della persona che avevamo accanto.
Dopo una notte passata a sognare, in molteplici varianti, la stessa persona, mi sono svegliata scazzata chiedendomi il perché.
E mi rendo anche conto, nonostante la patologia del mio caso, di non essere affatto la sola ad insistere nelle storie sbagliate.
Cos’è, mi domando, che ci fa perseverare consapevolmente nell’errore?
Perché, nonostante l’evidenza, rimaniamo ancorati a ricordi e proiezioni che ci siamo creati?
E’ proprio vero che ci piace soffrire?
O, più semplicemente, ci piace conquistarci le cose?
Non accettiamo la fine di una storia (o presunta tale) oppure non accettiamo quello che ci sembra un nostro fallimento personale?
Si tratta dell’altro, o di noi stessi?

Ed ora scappo, prima che il mio appartamento in 245 East 73rd St vada a fuoco.
Che ho i piselli in forno, e l’ultima volta mi si sono trasformati in adorabili corallini tintinnanti.
Vostra.
OcchiDaCarrieBradshaw

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20 risposte a “

  1. freud la chiamava coazione a ripetere… e io annuivo mentre leggevo quelle parole… ci piace troppo soffrire, restiamo ancorati alla nostra sofferenza perchè bene o male è una certezza… lasciarsi andare al nuovo è pur sempre un salto nel vuoto!

  2. quella frase l’ho detta e ridetta, o meglio, pensata e ripensata.

    Ché poi adesso sarebbe bene capire io che cavolo ne sono di storie disastrose dato che ho una storia che continua da tre anni.
    Eppure,
    bah
    forse
    ho visto troppe volte
    le stesse puntate di sexandthecity
    (tipo questa della frase)
    DIPENDENZAAA

    Comunque, effettivamente noi non abbiamo un limite per dire “stop al dolore”, perché a volte è
    molto più doloroso fermare il
    motivo del dolore
    che non continuare a soffrire per quella causa.

  3. Per Schopenhauer la vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia. Non aveva tutti i torti. A volte siamo affascinati da ciò che non possiamo avere e nel momento in cui l’otteniamo capiamo di non aver mai voluto quella “cosa” e cadiamo nella noia più totale o nel dolore fin quando non troviamo un nuovo “oggetto” da desiderare per poi ricominciare ad oscillare fra il dolore e la noia, sperando di non fermarci mai perché la stasi rappresenterebbe la nostra morte.

  4. Io credo che desideriamo solo ciò che non possiamo avere

  5. perché insistiamo in storie sbagliate?
    perché sono le storie sbagliate a regalarci momenti perfetti.

    ge

  6. a me a volte sembra sempre che si tratti di noi stessi, mai dell’altro…

  7. ALBICOCCA: io non sono mai stata freudiana in realtà, a parte questo: non voglio che la sofferenza sia la mia certezza, aiutu! ;___;

    BELLALLEGRIA: Dunque si tratterebbe di preferire la sofferenza alla “rimozione” della persona che ne è causa. Torniamo al punto di partenza: quando Carrie dice a Big quella famosa frase (“your girl is lovely, Hubbell”) gli chiede anche perché abbia preferito Natasha… lo fa perché non sopporta la sua assenza o perché le pare incredibile che lui abbia preferito un’altra? Se qualcuno ci lascia (che sia o meno per un’altra persona) soffriamo per la perdita in sé o per il nostro personale fallimento?

  8. ASILE: mai amato particolarmente Schopenhauer, ma ti do perfettamente ragione sul senso di ricerca/raggiungimento dell’obiettivo.
    La gioia che quest’ultimo implica è effimera rispetto alle aspettative, ma non è necessariamente una delusione.
    E la stasi è assolutamente mancanza di vita… ma perché in mezzo dovrebbero esserci il dolore e la noia? In ogni caso si può ovviare dandosi sempre nuovi obiettivi (cosa che facciamo continuamente, anche in maniera inconsapevole), no?!

    5555555555: in linea di massima è vero, ma è anche un luogo comune. E’ quasi ovvio che il desiderio implichi la mancanza… ma se hai di fronte un pezzo di torta, non la desideri? (io sì)
    Vuoi solo ciò che risulta lontano e inaccessibile? Forse ci sono diversi “livelli” di desiderio (a cui magari consegue un diverso quoziente di appagamento).
    Quindi, tutto ciò che è inaccessibile è desiderabile? L’inaccessibilita è l’unica dimensione che si fa desiderare?
    Vogliamo l’altro (perché si parlava di persone) solo se è un nostro obiettivo? Cosa succede quando lo “raggiungiamo” o viceversa?

    GE: questa cosa dei momenti perfetti mi ha fatto sorridere e ti darei ragione, se non fosse che ci sono persone che vivono momenti perfetti con storie “perfette”.

    TENGI: mi sa che mi trovi d’accordo. 😉

  9. Oltretutto, commento particolarmente OT col post, però quando ho letto C.B. ho pensato istintivamente a Bukowski prima e Baudelaire dopo.

  10. sono passato per vedere se intanto erano usciti pure i risultati di campi. niente. al volo, giusto per dire che tra freud e shopenhauer ed altri dotti pensatori io mi pongo terzo tra cotanto senno e dico: i piselli bruciati nel forno sono il simbolo del tuo odio verso gli Uomini. vorresti trasformarci tutti in ragazzine, o cose così ;p

  11. PETERPARKER: vale.

    FOKINA: sopravvaluti l’entità delle mie citazioni! XD

    ANONIMOIMBUSTATO: mi congratulo, non è da tutti interpretare dei piselli carbonizzati come dimostrazione di misandria… ma potrebbe essere una lettura tristemente azzeccata! (rido)

  12. Sarò banale, mi piace Leopardi.
    Leggere per primo “Il sabato del villaggio” e a seguire “La sera del dì di festa”.
    Prima la felicità dell’attesa, poi l’insoddisfazione di quello che si attendeva.

  13. Mi sembra ovvio che il desiderio nasca da una mancanza, ed è per questo che desideriamo di più ciò che non possiamo avere. Il resto ci sembra così banale, scontato. Ed è il motivo per il quale dopo il raggiungimento di un certo obiettivo il desiderio cala. Magari non velocemente, non subito. Ma finisce. Mi viene in mente de André che in un commento ad una sua canzone dice: “L’amore dura tre anni”. Già, perché – così dice Faber – dopo subentra altro: l’amicizia e l’abitudine, non certo il desiderio.

  14. Perché, nonostante l’evidenza, rimaniamo ancorati a ricordi e proiezioni che ci siamo creati?

    Me lo chiedo in continuazione e ancora non mi sono data una risposta valida. Se ci arrivi tu prima di me, fa’ un fischio va’…

  15. quello del commento 14 sono io,

    V

  16. non credo al piacere della sofferenza credo invece che l’essere umano sia un vile e che persevera nelle storie sbagliate, a volte pur sapendolo dal principio, per vigliaccheria…per la paura di addossarsi colpe qualora non funzioni, per la paura di cercare e per la fottuta paura di accettare ciò che ci prende a tal punto da accecarci, come si ha paura di navigare nel buio così si forma la paura di una storia che ci possa far stare bene…perchè se accade qualcosa che ci manda tutto a puttane? cosa succede? avendo perseverato nella storia sbagliata levarci le responsabilità diventa + facile, si addita il colpevole e ci si fa una ragione, mentendo a se stessi! ma se la storia era bella e andava tutto bene? allora il trovare una ragione logica diventa crisi esistenziale e i sensi di colpa avanzano e l’uscire, il riemergere diviene complesso quasi assurdo…non tutti hanno il coraggio di affrontare le proprie paure..chi ci rinuncia persevera nella storia sbagliata perchè incapace ad accettare le proprie responsabilità! almeno io la penso così!

  17. Apprezzo la citazione di carrie =)
    Hai bruciato casa con i pisellini o no?

  18. CECIA: pare di no, la casa è salva. I piselli un po’ meno. =P

    ALCHIMIA77: teoria assai interessante, grazie mille per l’intervento! ^_^

    BELLALLEGRIA: 0-0 palla al centro 😉 tanto per usare un gergo a noi molto caro.

    DIVARA: giuro di avvisare! XD promessa solenne.

    V: ovviamente ti avevo riconosciuto, darling!
    Tre anni? uhm… ma anche meno.

    BIMBOSENZATESTA: sono stata lungamente leopardiana (e tuttora quell’omino esercita su di me un notevole fascino) ma c’è qualcosa che continuo a non sapermi spiegare. Mumble.

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